lunedì 9 marzo 2020
In attesa di...
In attesa della pubblicazione del saggio Illudersi nello Sguardo degli eterni - Con una Drammaturgia d'Amore, si anticipi, qui, il prolungamento di tale Drammaturgia.
Una prosecuzione già iniziata con "Anelli" di Magia, pubblicata al termine di quel saggio e che dopo la pubblicazione dello stesso verrà esposta qui sul blog.
La nuova serie di tracce poetico-filosofiche, in cui tale prosecuzione consiste, fornisce al lettore una ben più ampia visione del Senso cui si rivolgono i miei scritti.
Non rinnegando alcunché della prima totale serie di segni..., dunque, si continuerà a tracciare i versi poetici che altro non indicano che la stessa Filosofia autentica di Sé, cioè dello Sguardo di o su Sé stessa, sin dall'eternità e per sempre, con l'ultimo istante del "processo universale" (Prima-Volta/Ritorno).
Un sempre più ricco cielo di rose bianche verrà a stagliarsi via via su questo blog. Le filosofiche poesie, oltre alle 28 della prima serie totale già pubblicata (ed oltre a Tormento, quest'ultima poesia essendo dedicata prevalentemente a me stesso, a"Marco"), saranno 33.
Un abbraccio autentico a chi autenticamente coglie e decifra i miei scritti. Ed un abbraccio autentico anche agli altri, agli spettacoli sempre accesi dell'Organismo infinito che ogni coscienza è nell'unico Sfondo di proiezioni in cui l'Io del Tutto si specchia da sempre e, da ultimo, perdurando all'infinito, accerchiando da sempre tutti i "punti" che precedono l'Ultimo.
A parlare, ora, è l'Ultimo, dall'Inizio degli eterni tempi dello Sguardo assoluto che tutti siamo.
venerdì 6 settembre 2019
Anticipazione del secondo cerchio di tracce...
ANTICIPAZIONE DEL SECONDO CERCHIO DI TRACCE...
Venga anticipato,
qui – in attesa che il nuovo cerchio di tracce
filosofico-poetiche si stagli nella Luce –, che la per lo più latente
decifrazione esatta (o senso unitario) del primo cerchio di
segni – sopraggiunti via via negli ultimi giorni –, la si può in qualche modo
scorgere, per chi sappia delineare le sembianze del suo volto concreto,
attraverso gli stessi «titoli» delle filosofiche poesie fin d’ora affiorate:
andando a ritroso, volgendo lo sguardo all’indietro, si procede da L’ascolto
che non avver«ti» (http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/05/poesia-che-chiude-un-primo-cerchio-di.html), passando
per Terre d’Oceano (o di Pioggia) (http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/05/terre-doceano-o-di-pioggia.html) e Un’iride
vibrante, senza posa, trabocca in mare (http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/04/uniride-vibrante-senza-posa-trabocca-in.html), verso Ripresa (http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/04/ripresa.html).
La sequenza delle
stesse filosofiche poesie (nel loro senso che è autenticamente sia «retrospettivo» che «escatologico»)
non è per nulla «accidentale» o «contingente» (nulla è «casuale»). Segue cioè
un laborioso percorso di «de-stino» (il «de» è l’ispessimento
rafforzativo-accrescitivo dello «stino», ossia del fermarSi o
in-evitabile trattenerSi, già da sempre in eterno, nella Casa in
cui abita lo Sguardo onniaccerchiante che è lo Stesso in
«ognuno», per Ognuno di Noi). Un necessario tracciato (un in-segnamento) di
peripezie che conduce, sin dall’eternità e all’infinito (Una Sola Volta
Eterna), dalla Prima Volta al Ritorno, destinando all’ap-prendimento eterno,
dunque, dell’eterno in-segnamento ricevuto di necessità.
Ripresa, che apre il
primo cerchio di tracce – ma che, in Fondo, è l’ultimo segno
decifrando il quale ci si «spiega» il Perché delle poesie che, andando «a
ritroso» (cioè guardandosi alle spalle, rimembrando il proprio passato), precedono dunque
una siffatta filosofica poesia –, fornisce all’attento lettore la chiave di
Apertura che – passando per le porte che, in «lungimirante» senso, procedono
da Un’iride vibrante, senza posa, trabocca in mare e Terre
d’Oceano (o di Pioggia) verso L’ascolto che non avver«ti» –,
è pertanto la costellazione di colori il cui Luogo è il «punto d’arrivo» a cui
è destino che pervenga quell’«iride» che, nel proprio
«punto di partenza» e nei seguenti «tratti intermedi», non «avver“te”»
l’«ascolto» di quel «mare» in cui essa, proprio
perché «vibrante» e «senza posa», «trabocca». Giungendo in
un siffatto «punto d’arrivo», tuttavia, codesta «iride» non viene
«abbandonata» o lasciata in «personale solitudine» spaesante,
altrimenti non sarebbe in (o non verrebbe)
«Ripresa». Una, la Sola, Sovrana e Gioiosa Solitudine è dunque
l’(eterno) Atteso di cui tale «iride» è in eterna attesa: è cioè, tale
inviolabile Solitudine, in autentica Compagnia (il «Noi») di
quell’«Io» (non casualmente con la «maiuscola») che, in «Ripresa», si
specchia ormai in quel «Tu», nella medesima ed unica «Ripresa», della
cui Identità con Esso quell’«Io» (il medesimo «Tu», dunque) si accorge.
Ma è appunto attraversando quell’estenuante,
snervante, sfibrante sentiero che l’autentico «“io”
e “te”» (con l’altrettanto non casuale «minuscola»), come «terre» di «mare»
il cui esser l’«ascolto» quell’«iride vibrante, senza posa» non «avver“te”»
(un «mare» nel quale essa cioè il «tu» e non l’«io»
– entrambi con la «minuscola» –, dunque, «trabocca»), perviene già da
sempre a quel non così tanto «metaforico» «Oceano» (o «Pioggia») a cui quel
«Noi» (l’«"Io" e "Te"») è identico e il cui Spicco splende
nella rispettiva «Ripresa». (L’«“io” e “te”» non è relativo, cioè, soltanto al
suo senso «individuale» – che tuttavia brilla nelle rispettive
poesie dopo quella in cui Ripresa consiste –, ma, in
Primo Luogo per lo più ancora latente, al suo senso «assoluto» in
virtù del quale il «Noi» può ed è necessario che sia tale nella propria destinazione a lampeggiare in
«Ripresa»).
Il secondo cerchio
di tracce, destinato a farsi innanzi, intende dunque designare, con più
esplicita Trasparenza, il Significato di Fondo che nel primo cerchio
tende a rimanere nell’ombra dell’implicito inconscio del lettore.
(Si renda noto,
inoltre, che non esiste, in Verità, una «poesia» che sia «non-filosofica»,
nel senso autentico della Filosofia quale Coscienza stessa del
Tutto che tutti siamo da sempre; ed esistendo, tuttavia, «filosofie» più/meno «poetiche»
di altre, in quanto la vera Poesia è il Ricettacolo che accoglie in sé il dono
eterno della Filosofia che, dunque, accerchia Sé stessa nella modalità di un
Ricettacolo siffatto).
Drammaturgia d'Amore
Tale tragedia d'Amore non intende essere un rivolgersi ad un unico "Noi" particolare, ma al "Noi" che Ognuno è nel Fondo di Fonte sempr'accesa, nel Fondo del Profondo che in Ognuno è Lo Stesso, unico.
In altre parole, la specificità del "Noi" è relativa alla sua Essenza che, appunto, si specifica, si individua in un certo "Noi", irripetibile, diverso da ognuno degli altri ma che, da ultimo, è identico in Ognuno.
In altre parole, la specificità del "Noi" è relativa alla sua Essenza che, appunto, si specifica, si individua in un certo "Noi", irripetibile, diverso da ognuno degli altri ma che, da ultimo, è identico in Ognuno.
domenica 1 settembre 2019
Il vero senso dell'Amore
"L'Amore è, e niente di quello che dite può farlo sparire, perché è il motivo per cui siamo qui, è la vetta più alta, e una volta che l'hai scalata e guardi gli altri da lassù, ci rimani per sempre, perché se ti muovi, allora, cadi... cadi!"
domenica 21 luglio 2019
E. Severino: i quattro "piani" della struttura totale (PARTE SECONDA)
Seconda parte relativa al senso della "morte della volontà empirica" di cui parla Severino.
https://www.youtube.com/watch?v=j1x9djCDdxc
Qui la PARTE PRIMA: http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/07/e-severino-la-morte-e-la-gloria-della.html
https://www.youtube.com/watch?v=j1x9djCDdxc
Qui la PARTE PRIMA: http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/07/e-severino-la-morte-e-la-gloria-della.html
domenica 14 luglio 2019
sabato 6 luglio 2019
L'ultimo istante "perdura all'infinito" (parte terza)
Un mio nuovo video
https://www.youtube.com/watch?v=1Q2HgXcko78&t=17s
I precedenti video:
Parte prima: http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/05/un-cenno-oltre-severino-ognuno-di-noi-e.html
Parte seconda: http://marcopellegrino.blogspot.com/2019/05/incarnazione-e-resurrezione-autentiche.html
Iscriviti a:
Commenti (Atom)